26 marzo 2025

Sopra e sotto il comodino - Letture primaverili...ma non troppo


Marzo è arrivato e la primavera bussa alle porte con le gemme che spuntano sui rami, i fiori che ingentiliscono i prati e gli alberi, le 50 sfumature di verde dei campi. Chissà se le mie letture sono state influenzate da questa atmosfera di rinascita?

Vita avventurosa di un'acciuga cantabrica di Lucio Di Ciccio - L'Orma editore - 180 pagine

Potevo esimermi dal comprare questo ebook dal titolo così curioso? Io, che sono cresciuta con Sandokan e il Corsaro Nero. Impossibile!

In una lunga confessione al suo boia, giudice e carceriere il marinaio Giovanni ripercorre la sua vita picaresca: prima in fuga dal suo porto natio, poi a fare il panettiere sul Bosforo, per finire in Patagonia passando per un nave tedesca e lasciando dietro di sé figli abbandonati e cuori infranti tranne uno..
Una lettura veloce, divertente, con quel tocco di irreale che non guasta.


Ho visto questo titolo inviato dalla casa editrice a qualche booktuber e mi ha incuriosito. Fortunatamente la mia biblioteca ce l'aveva disponibile al prestito.
Il libro è un omaggio alla grande letteratura ottocentesca di Tolstoj e Dostovskij sia per l'accurata descrizione dell'aristocrazia di quel tempo che per le storie di amori drammatici. L'omaggio si estende alla tipologia di scrittura utilizzata dall'autrice che palesemente si rifà ai capolavori russi.
Non si tratta di un brutto libro, anzi! Però gli amori travagliati poco m'interessano, soprattutto quando non c'è altro che possa accendere la mia curiosità; confesso di aver letto saltato qualche paragrafo di quanto in quanto. Inoltre, la parte della rivoluzione russa è limitata a poche pagine nel finale, mentre avrei sperato che fosse più presente visto anche il forte impatto che ha avuto sull'aristocrazia. C'è da dire che il titolo dice "prima" della rivoluzione e non durante... 
Consigliato a chi ha simpatizzato per Anna Karenina. 

Il dio dei boschi di Liz Moore - Trad. di Ada Arduini -  NNEditore - 544 pagine

Io ho regalato questo libro e il mio compagno l'ha ricevuto per Natale: forse uno dei casi letterari dello scorso anno.
Confesso che ho approcciato questo romanzo con aspettative piuttosto alte sentivo parlare di capolavoro, di thriller letterario. Al termine della lettura posso dire che il mio parere - per quel poco che vale - è più tiepido. Sicuramente una buona lettura scritto in modo piacevole, non banale ma non un capolavoro. 

Liz Moore usa l'escamotage della scomparsa, in momenti diversi, dei due figli della ricca e potente famiglia Van Laar, proprietaria di un campeggio estivo, per raccontare le diseguaglianze sociali presenti negli Anni' 60 e '70 negli Stati Uniti, diseguaglianze che, mi sa, sono ben presenti ancora adesso. 
Coloro che hanno i soldi sono tutti, specialmente i personaggi maschili, indistintamente odiosi, arroganti, prepotenti ed egoriferiti (se viene in mente qualche altro aggettivo spregevole, si può tranquillamente applicare alla cricca dei Van Laar), circondati da coloro che hanno una vita più modesta (giardinieri, cuochi, personale del campeggio, poliziotti...), ma:

 "cosa farà ora, si domanda Judy (l'ispettrice di polizia), se lei e suo padre perdono il campo estivo? [...] e si risponde da sola: staranno benissimo. Gli Herwitt - come Judy, Louise Donnadieu, e perfino Denny Hayes - non hanno bisogno di contare su nessuno, a parte se stessi. 
Sono i Van Laar, e le famiglie come loro, che dipendono sempre dagli altri."

Se i ricchi maschi sono quasi un'identità unica, le figure femminili si stagliano forti, pur nelle loro incertezze e nei loro difetti, rivendicando il loro diritto ad essere considerate alla pari dei maschi, ad avere la possibilità di uscire dalla strada che altri hanno disegnato per loro, reclamano il diritto di avere delle opinioni, di poter fare un lavoro, di essere considerate per quelle che sono. Così come per le differenze di classe, anche per la questione di femminile, si  tratta di situazioni che possono essere traslate nella contemporaneità. Questo credo che sia il punto di forza del libro: parlare di oggi attraverso un thriller che si legge molto facilmente.
Leggerò presto altro di Liz Moore.

Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas letto da Moro Silo.

CAPOLAVORO. Signori, la seduta è tolta!

Cosa si può dire di diverso. Nulla. 

Dopo aver visto la serie tv trasmessa di recente sulla Rai mi è venuta voglia di rileggere, o meglio riascoltare, il Conte di Montecristo. Ho il difetto di dimenticarmi abbastanza velocemente i dettagli dei libri che leggo per cui mi sono tuffata tra le pagine di Dumas quasi come se fosse la prima volta. Che meraviglia! E sì, la serie televisiva, pur essendo un buon prodotto televisivo, ha delle grosse differenze rispetto al libro. Chapeau a Moro Silo che ha letto ed interpretato questo tomone alla perfezione.

All'avvicinarsi della primavera ho letto di un condannato all'impiccagione, di un amore tragico, di bambini scomparsi e di amore e vendetta. No, direi che le mie letture seguono stagionalità proprie.

Non avrò letto libri a "tema primavera" ma, ho fatto delle buone letture che è la cosa più importante.

Alle prossima!

Elisa



19 marzo 2025

Destinazione 71° 10' 21" Nord - 25° 47' 04" Est


PROLOGO    

Estate 1973 - Una giovane coppia raggiunge Capo Nord in viaggio di nozze. Viaggio che sarà raccontato, negli anni successivi, alla figlia nata l'anno successivo.

ATTO PRIMO - 28 giugno 2024 - Mattino - Interno di un bungalow in un campeggio ad Alta

Si sente qualcuno sbadigliare

- Buongiorno, sei sveglio
- Sì. Che ore sono?

- Le 6.

- Dalla luce sembra che sia mezzogiorno.

- Le previsioni per oggi danno bello, domani dovrebbe essere più variabile.

- Allora facciamo la tirata fino a CapoNord

- SIIIIII

ATTO SECONDO - Stesso giorno - Esterno lungo la E69 -Scampoli di discorso

- Certo che la strada è proprio bella.

- Ci fermiamo a fare la foto?

- Attento alla renna che attraversa la strada

- Siamo arrivati. Dai non c'è neanche troppa coda.

- Sìììì!!! Siamo arrivati

- Vestiti che fa freddo


Ebbene sì, dopo tanti anni ho realizzato un sogno. Un sogno nato ancor prima che venissi al monto in quanto i miei genitori, nel lontano 1973 si spinsero nell’estremo Nord in viaggio di nozze.

Cinquantun anni dopo è stata la mia volta. Sicuramente, nel 2024, è più facile organizzare e partire per andare in Norvegia e i social hanno tolto un po’ di aura di “impresa” al raggiungimento del Nordkapp; potrei dire di aver visto e toccato - solo con la punta delle dita - il Mare di Barents che suona più selvaggio.



Siamo sinceri Capo Nord, in realtà, è un enorme piazzale sassoso su una scogliera, ma oltre non c’è nulla, il continente europeo è finito. Affacciarsi alla balaustra che delimita la scogliera è a suo modo emozionante, non so se per il raggiungimento di un sogno o per l’idea di essere arrivata ai confini del mondo. Io mi sono emozionata e ho voltato le spalle al Nord con filo di malinconia. 

Guardando verso Nord

Arrivare a Nordkapp non è nulla di complicato: basta seguire la bella e scenografica E69, fare attenzione alle renne e ai ciclisti, pagare il biglietto di ingresso (attenzione che c'è quello per il parcheggio e quello per il museo/visitor centre) però, ehi oltre non si può andare, oltre ci sono solo le Svalbard (altro sogno nel cassetto), qualche isola russa e poi il Polo Nord.


Se è vero che Capo Nord è un piazzale sassoso affollato di camper, bus turistici, persone urlanti la strada che da Alta punta su a Nord attraversa paesaggi spettacolari: scorci sul mare, scogliere, radure brulle. Mano a mano che si va verso Nord l'ambiente si fa sempre più brullo e inospitale, qua vivono i Sami e qualche villaggio di pescatori. Non oso pensare come possa essere vivere (o sopravvivere) quassù in inverno con il freddo, le tempeste e il buio. 

Le mie parole sono insufficiente, così come le foto, ad esprimere la meraviglia e la gioia di raggiungere Nordkapp in una giornata di sole in cui il verde dell'erba si staglia nell'azzurro del cielo e il confine tra il blu del mare è netto all'orizzonte. 









*Sì lo so che il “vero” Capo Nord è raggiungibile solo a piedi con una passeggiata di circa 20 km A/R e, ad essere precisi, Capo Nord si trova su un’isola e non sulla terraferma. A questo giro ho fatto la turista media, quella che si fa fare la foto al monumento. 

Mi sa proprio che il 28 giugno 2024 non sarà una data che mi scorderò facilmente.

Alla prossima!

elipisto

03 marzo 2025

Sopra e sotto il comodino: Febbraio 2025

 Ciao! ecco un'infilata di letture tra boschi, giardini e città incantate.

Prima lettura o meglio ascolto terminato a febbraio: Tornare dal bosco di Maddalena Vaglio Tanet.

Una maestra si sente responsabile per il suicidio di una sua allieva. Martino è un bambino che da Torino è stato costretto a trasferirsi nel Biellese per respirare aria buona e curare la propria asma. Le due vicende si intrecciano in un percorso di crescita e consapevolezza, arricchite dalle vicende famigliari. 

Questo titolo mi aveva incuriosito per il titolo (amo i boschi) e per la copertina...leggere la trama è, talvolta, sopravvalutato. Purtroppo, il mio ascolto è stato distratto (normalmente non accade) per cui quello che posso dire è che la storia mi ha fatto una piacevole compagnia, ma non mi ha segnato e, probabilmente, tra qualche mese il ricordo svanirà. 


La città e le sue mura incerte di Murakami Haruki (trad. di Antonietta Pastore).

Sarà riuscita l'ultima fatica di Murakami e farmi innamorare delle sue opere? 
Risposta breve: sni. 
Risposta più articolata: nei romanzi di Murakami non c'è nulla che non possa piacermi: realismo magico (uno dei miei scrittori preferiti è Gabriel Garcìa Marquez), riflessioni sul senso del tempo, sulle costrizioni della società e, almeno in questo romanzo, ci sono pure le biblioteche, non sono neanche una lettrice che pretende di avere tutto spiegato. Ma. Ma, non ha fatto "click". Intendiamoci, non è un brutto libro, anzi scorre via velocemente, ma non mi risuona. Peccato, anche se forse è il titolo dell'autore giapponese che mi è piaciuto di più tra quelli che ho letto.

"Sì, mi sono detto, ma può darsi che la realtà non sia una sola. La realtà è forse qualcosa che noi dobbiamo scegliere tra tante possibilità."

Forse, per dare una parvenza di serietà a questo blog dovrei dire di cosa parla il libro ma, come ho scritto per la lettura precedente, leggere le trame è, talvolta, sopravvalutato e con Murakami non è così fondamentale che, bene o male, per quella che è la mia esperienza, le tematiche trattate in questo titolo sono presenti in toto o in parte in altre opere, ad esempio 1Q84 o Norwegian wood.

La confraternita dei giardinieri - Come un gruppo di uomini uniti dalla passione per le piante rivoluzionò la botanica e i giardini d'Europa di Andrea Wulf

Questi sono i testi di non fiction/saggi divulgativi che mi piacciono: ambientati in quel periodo in cui la Scienza spazzava i preconcetti antichi - altrimenti detto Illuminismo - e dove c'era tutto (o quasi) da scoprire, catalogare, sistematizzare. Doveva essere un bel periodo in cui vivere se si era uomini appartenenti ad una certa classe sociale. 
Il testo riprende le vicissitudini di un manipolo di botanici, giardinieri, ricchi borghesi che nel corso della seconda metà del 1700 hanno rivoluzionato i giardini inglesi.

L'ampliamento delle varietà botaniche presenti nei vivai va di pari passo con l'ampliarsi dell'impero britannico, prima con l'afflusso delle sementi dalle colonie americane, poi da tutto ciò che era "compagnia delle indie", per finire con il continente australiano scoperto da poco.
Come impostazione mi ha ricordato un altro testo di narrativa che avevo apprezzato: La conquista della meteorologia di Peter Moore edito Nutrimenti, chiaramente focalizzato su quello che ha portato a comprendere i fenomeni alla base delle previsioni del tempo.

Nuoto libero di Julie Otsuka (Trad. Silvia Pareschi)

Titolo comprato lo scorso mese e, cercando, di non lasciar depositare troppa polvere sulle copertine l'ho preso in mano subito dopo aver finito di leggere Murakami.
Già dalle prime pagine compare la cifra stilistica dell'attrice: il punto di vista collettivo, l'uso del noi per descrivere un gruppo di persone dall'interno. Modalità di scrittura che avevo molto apprezzato nel titolo precedente che avevo letto dell'attrice, ossia "Venivamo tutte per mare". Però nel caso di questo titolo lo spunto narrativo è quello di un gruppo di persone che usufruisce di una piscina privata e fronteggia la comparsa di crepe. Sinceramente, uno spunto un po' debole e, secondo il mio gusto portato avanti un po' troppo a lungo. 
La seconda metà del libro si focalizza su una delle nuotatrici - Alice - che fronteggia una forma di demenza con il progressivo alternarsi di cose che ricorda e che non ricorda. Con frasi brevi, ripetizioni volute, cambi di punti di vista, la perdita del contatto con la realtà è ben reso. 
Per chi ha a che fare con persone in una qualche condizione neurologica degenerativa può essere doloroso. 
Per chi legge un po' di inglese ho trovato quest'intervista molto interessante:

A febbraio, tra offerte e qualche buono, sono entrati nella mia libreria ben 3 ebook: 
  • Wellness di Nathan Hill che dopo averlo regalato sono curiosa di leggerlo pure io
  • La variante di Lüneburg di Paolo Maurensing perché è da anni che mi incuriosisce
  • La camera azzurra di George Simenon perché non ho ancora letto il titolo tra i più famosi della sterminata produzione dello scrittore belga.
E con questo posso considerare chiuso il mese di febbraio. 

Alle prossime letture!

Elisa

06 febbraio 2025

Sopra e sotto il comodino: Le altre letture di gennaio 2025

 Ciao!

dai dai che almeno due post di fila li riesco a pubblicare. Ecco altri 4 libri letti a gennaio. QUI le prime letture dell'anno 

La panne. Una storia ancora possibile di Friedrich Dürrenmatt

Signore e signori abbiamo il primo 5 stelle dell'anno! Lo scorso anno mi sono appassionata ai "libri shottini", ossia quei racconti brevi ma perfetti. La panne rientra perfettamente in questa categoria: in sole 87 pagine viene raccontata una vicenda da suo inizio fino al suo culmine. Lo spunto di trama è quello di un rappresentante che con l'auto in panne è costretto a trascorre la serata ospite di un ex giudice, di un ex
pubblico ministero, di un ex avvocato e di un ex boia...in pratica un tribunale informale. In poche pagine Dürrenmatt riflette sulla giustizia "naturale" in contrapposizione alla giustizia "burocratica". 
Mi sa che recupererò altro di lui. 

L'ordine nascono - La vita segreta dei funghi di Merlin Sheldrake

Altra lettura da 5 stelle. Un saggio divulgativo sul regno dei funghi che sono ovunque sopra e sotto terra, dentro e fuori di noi. 
Uno dei saggi meglio fatti che mi è capitato di leggere; nella mia personale classifica è al livello de "La sesta estinzione" di Elizabeth Kolbert, premio Pulizer per la saggistica nel 2025. 
Interessante, informativo, inquietante a pensare cosa sono in grado di fare e di far fare questi organismi viventi. La lettura mi ha occupato molto tempo perché le informazioni, ancorché, di non difficile comprensione erano abbastanza nuove per me: la mia conoscenza era limitata al fatto che i funghi fanno parte di un regno a parte, i licheni sono la simbiosi tra alghe e funghi e che i pejote sono funghi allucinogeni. I funghi sono molto di più: reti interconnesse, vie di trasporto di nutrimenti, rete di allarme, soggetti manipolatori e che si innescano nel cervello delle formiche...e se lo fanno con le formiche chissà che possono combinare. 


Come gli alberi le foglie di Gianni Biondillo

Un romanzo sulla Prima Guerra Mondiale e sui Futuristi raccontato su due piani temporali e narrativi che si intrecciano.
Il titolo si rifà chiaramente alla poesia di Ungaretti:

Soldati
"Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie"

Ma la guerra al fronte non è la guerra eroica, pulita che teorizzano a cui aspiravano i Futuristi, ma è quella dove "i soldati in trincea cadevano a terra falcidiati, a mucchi, a mazzi, come sugli alberi le foglie quando arriva l'autunno. In piena primavera".

Il filo narrativo delle vicende belliche e della vita sul fronte è tenuto dalla figura di Antonio Sant'Elia, architetto comasco che è entrato nella corrente del Futurismo per la sua idea di città, ma di cui non asseconda le posizioni interventiste. Le vicende di Sant'Elia si intreccia con i futuristi milanesi: Marinetti, Boccioni, Balla, Russolo. 
Questo intreccio, sul finire del libro, si fa più confusionario e diventa tutto un po' troppo. Se si ha letto "Un anno sull'altopiano" di Lussu (che fa pure un cameo),  oppure "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di E. Remarque e se si ha visitato qualche museo che ospita opere futuristiche alla fine non si scopre nulla, anzi ho avuto quella sensazione, per me fastidiosa,  di non capire il confine tra finzione letterarie e biografia/anedottistica. 
In generale, è una buona lettura con una penna non banale che sperimenta registri diversi come quando imita la scrittura sincopata e onomatopeica dei Futuristi.


Kramer contro Kramer di Avery Corman

Edizione recuperata nel punto bookcrossing vicino casa. Kramer contro Kramer sapevo che fosse un film pluripremiato, ma come spesso succede la storia è tratta da un libro uscito nel 1977.
Il matrimonio di una coppia giunge al termine con Joanna che, stretta nel ruolo di moglie e madre, non sopporta più la vita coniugale e scappa lasciando il figlio alla custodia del padre Ted che "si considerava un simpatizzante femminista. Si sforzava di "fare la sua parte" [..]La gestione della casa però spettava a lei. Lui la aiutava con Billy; gli faceva il bagno, lo portava fuori qualche ora durante il weekend. Però era Joanna la responsabile: era lei che doveva provvedere ai suoi vestiti, alla sua dieta […]. Lui era il papà, ma la mamma era lei. Lui desiderava aiutarla. Gli sembrava giusto aiutarla. Era quello che faceva: aiutava, e basta. Fondamentalmente, Billy rimaneva un problema di Joanna."
Da qui inizia la parte che più mi è interessata ossia la maturazione di Ted in un padre presente e responsabile. 
Leggendo questo romanzo ho capito, o meglio ho avuto la conferma, che come lettrice non apprezzo le relazioni tra adulti (spesso appartenenti al ceto medio) se non inserite in una trama di più ampio respiro. 

Gennaio si conclude con ben 8 libri letti: ho ricominciato la vita da pendolare e, forse, sono riuscita a limitare il tempo sprecato a scrollare i social. 
Il bilancio è positivo: un paio di letture da 5 stelle, ma soprattutto nessuna delusione. 

Chiaramente, in barba ai buoni propositi di rivolgermi alla biblioteca sono entrati 3 volumi: due di seconda mano e uno recuperato al solito bookcrossing vicino casa. 
Il Libraccio ha rifornito la mia libreria di Nuoto libero di Julie Otsuka di cui avevo apprezzato "Venivamo tutte per mare" e Le spietate di Claudia Cravens perché ad un western al femminile non si dice di no; infine, ho recuperato Louisiana di Maurice Denuzière perché ho un ricordo di averlo letto o, almeno, di averlo visto nella libreria dei miei genitori e l'ho voluto avere.

Alle prossime quattro letture che, credo si farà attendere che sto leggendo libri corposi e la vita da adulta mi sta "tirando la giacchetta".

Adesso dovrei fare la cosiddetta "call to action" ossia coinvolgere il lettore di questo post ad interagire ma dato che a leggere questo blog siamo in due evito di chiedere come sono andate le tue, sì tu che passi di qua, di letture 😜

Alla prossima!

elisa




15 gennaio 2025

Sopra e sotto il comodino: Le prime letture del 2025

 Ciao! 

ogni tanto mi ricordo che il blog non l'ho mai chiuso ed è qua che mi aspetta. Una sorta di diario online, ma che è privato dato che lo leggiamo in tre, se va bene :).

Lo scorso anno ho letto tanti tanti libri, forse troppi... e, spesso, non mi prendo il tempo per lasciar sedimentare le storie e le parole prima di fiondarmi voracemente sulla lettura successiva. L'idea sarebbe quella di raccontare le impressioni di lettura a gruppi di quattro libri per volta. Oggi ci sono con i primi quattro, chissà se riuscirò ad avere un minimo di costanza.

La via dei fuochi fatui Storia di Martina Pasqui Kenoia

Ho iniziato l'anno con una lettura che non è per niente confortevole e zuccherosa, ben lontana dall'atmosfera festiva dei giorni sospesi tra Capodanno e l'Epifania.

Aurora, al capezzale della mamma, riesce a vedere la Morte, sì quella con la falce, la cui presenza si annuncia da piccoli fuochi fatui. La rincontra da adulta e, con l'andare del tempo ne subisce la fascinazione e se ne innamora cercando i modi per incontrarla sempre più spesso in una spirale psicotica distruttiva. 

I disegni mi sono piaciuti molti e rendono la cupezza della storia.


Quella metà di noi di Paola Cereda

Quando non so cosa iniziare a leggere dal mio ereader, estraggo a sorte (in un mondo di TBR ditemi che non sono la sola) e ho pescato questo testo che stazionava dal lontano 2020, di cui non ricordavo nulla e che, probabilmente, lo acquistai perché ambientato a Torino. 

Matilde, ex maestra elementare, abita a Torino in Barriera di Milano - zona di immigrazione e povertà, inizia a lavorare come badante per racimolare dei soldi. Nel corso della lettura scopriremo i motivi che l'hanno spinta a questa scelta. 

Quella metà di noi è la parte di noi che ci identifica, quella che a volte siamo costretti a tenere nascosta perché lo impongono le aspettative o i nostri sogni o le convenienze. Metà intesa anche come dualismo tra periferia e centro, tra povertà e ricchezza. Per chi è di Torino sono molto chiare le contrapposizioni tra Barriera e collina. 

La scrittura di Paola Cereda è evocativa con un attento uso delle parole che a me è piaciuta molto, il fatto che abbia descritto così bene le differenze sociali che sono presenti in poche pennellate è un punto in più.

Il caso ha scelto bene. 


Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola

Ascoltato in audiolibro letto da Francesca D'Angelis.

I libri di Alessia Gazzola, per me, rappresentano una boccata d'aria fresca ed è quello che stavo cercando. 

Miss Bee, ossia Beatrice Bernabò è la protagonista di una nuova serie di romanzi. Italiana che vive a Londra nei ruggenti Anni '20, in cui anche il fascismo alza la voce, si trova immischiata in un omicidio e, per scagionare il suo amato, deve barcamenarsi tra le buone maniere della società, le aspettative della sua famiglia e a questioni di cuore. Il giallo viene ingentilito da un pizzico di romance (non troppo), l'ascolto mi ha intrattenuto e fatto compagnia. A quando una serie televisiva? 


Natura morta - La prima indagine del commissario Armand Gamache di Louise Penny.

Armand Gamache è un commissario della Sureté del Quebec - attento, buon ascoltatore e che crede nel lavoro di squadra - che è incaricato di indagare su un caso di omicidio: Jean Neal, ex maestra in pensione, è stata trovata uccisa nei boschi del piccolo paese di Three Pines dove si conoscono tutti. Se non è stato un cacciatore di passaggio, l'assassino è uno di loro, ma chi? 
Il commissario si installa nel paese e inizia a conoscere i vari abitanti che, talvolta, sono diversi da quelli che sembrano. 
ça va sans dire che io non avevo individuato l'assassino, però mi sono goduta le descrizione dell'autunno canadese che, velocemente, sfuma nell'inverno. Credo che possa considerarsi un "cozy mystery": poca tensione psicologica, violenza ridotta al minimo, nessuna scena grafica....insomma un genere che fa per me.
Alcuni personaggi sono ancora solo abbozzati e spero che Yvette Nichol (apprendista poliziotta) o sparisca dalla serie oppure diventi più credibile e meno detestabile. Potrei proseguire nella serie se trovo gli ebook in offerta o, meglio, se la biblioteca ce li ha.

E queste sono le quattro letture con cui ho iniziato questo 2025. Senza farlo apposta ho scelto (o il caso ha scelto per me) penne femminili, non ho avuto delusioni, ho spaziato tra generi e formati. Speriamo di continuare così.

Alla prossima!

elisa

13 marzo 2023

Lonely Planet Best in Travel 2023 Tag

Toh chi si rivede! Ogni tanto mi prende lo schiribizzo di resuscitare questo blog. 

E' da un po' che volevo fare questo post, più o meno, da quando Claudia del canale YouTube LiseLeggeLiseViaggia ha pubblicato questo tag a dicembre! Solo con quei tre mesi di ritardo arrivo con le mie risposte che libri e viaggi vanno bene in qualsiasi stagione.

Claudia, nel creare queste domande, si è ispirata all'annuale lista stilata dalla Lonely Planet che ha individuato 30 destinazioni raggruppandole per "esperienze"; scopo del tag è suggerire un libro ambientato in una delle destinazioni e, se non se ne hanno, si cerca un titolo che risponda a certi requisiti. Molto più facile a farsi che a spiegarsi.

SAPORI. Un libro ambientato in: Umbria - Malesia - Giappone - Perù - Sudafrica - Uruguay oppure: un libro in cui il cibo abbia una parte prevalente nella trama

La Malesia ha fatto da sfondo alla mia adolescenza con tutti i libri di Sandokan e dei pirati della Malesia. Per andare su letture più da "grandi" e allontanarmi dalla letteratura giapponese - che trovo un po' inflazionata - consiglio di recuperare "Il conservatore" di Nadine Gordimer ambientato in Sudafrica in cui lo scontro tra i "padroni bianchi" e le persone di colore, tra città e natura avviene in un contesto dove l'apartheid non rimane e non può rimanere sullo sfondo. 


ITINERARI. Un libro ambientato in: Treno da Instabul a Sofia - Canada (Nuova Scozia) - Bhutan - Zambia - Western Australia - Colombia oppure: un libro di viaggi.

Questo è uno spunto molto stimolante sia per le destinazioni che per la tipologia di narrazione che, forse, è la mia preferita. Difficile scegliere un solo titolo, di conseguenza, baro spudoratamente e senza vergogna suggerendo un po' di titoli. L'Australia è stata nei sogni per tanti anni prima di tramutarsi in realtà nel 2019, pertanto nella mia libreria c'è una piccola sezione dedicata a libri ambientati nel continente australiano, tra cui l'evocativo, "Le vie dei canti" di Bruce Chatwin e il divertente "In un paese bruciato dal sole" di Bill Bryson. In Colombia non ci sono stata ma dico solo un nome: Gabriel Garcìa Marquez, uno dei miei scrittori preferiti. Continuo a barare con un libro di viaggi che non ho letto, ma che mi chiama ogni volta che entro in libreria ed è "La vita in alto" di Erika Fatland: un reportage ambientato tra gli Stati che "ospitano" la catena dell'Himalaya, tra cui appunto il Buthan dove vorrei andare, occorre solo superare il "piccolo" scoglio del costo. 

RELAX. Un libro ambientato in: Grecia (Penisola Calcidica) - Giamaica - Dominica - Indonesia (Raja Ampat) - Malta - Giordania oppure: un libro in cui i protagonisti sono in vacanza

Ahimè non sono stata in nessuna di queste destinazioni e visto che ho barato nella risposta precedente, in questo caso, do una risposta secca: "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Armin in cui quattro donne inglesi affittano una casa in Liguria per trascorrere un mese di vacanza. I romanzi di Elizabeth von Armin sono libri che finiscono bene e "alleggeriscono" la mente, senza per questo essere (troppo) svenevoli.

CONNESSIONI. Un libro ambientato in: Stati Uniti d'America (Alaska e Idaho) - Albania - Ghana (Accra) - Australia (Sydney) - Guyana, oppure: un libro ambientato in un congresso o in un grande concerto o un'occasione in cui tante persone vengono in contatto tra di loro. 

Non mi vengono in mente romanzi dove ci siano assembramenti significativi ai fini della trama, per cui torno Down Under con "La mia Australia" di Sally Morgan in cui, attraverso le vicende autobiografiche dell'autrice, vengono raccontati i soprusi che la comunità aborigena ha dovuto subire e di come l'identità e la propria cultura le siano state inizialmente precluse. Una lettura illuminante. 

SCOPERTE. Un libro ambientato in: New Mexico (USA) - Germania (Dresda) - El Salvador - Scozia (Regno Unito) - Marsiglia (Francia) - Manchester (Regno Unito) oppure: un libro ambientato in un luogo di cultura (una scuola, un museo, un monumento...). 

Quando ho sentito Dresda non ho potuto non pensare a "Mattatoio n. 5" di Kurt Vonnegut, probabilmente non la scelta più originale, ma Mattatoio n. 5 è un libro che va letto per capire le brutture della guerra dove nessuno ne esce vincitore. 

Finito! E' stato bello sognare destinazioni nuove, rivivere alcuni viaggi, esplorare la libreria alla ricerca di titoli interessanti. Grazie a Claudia per l'idea!

Alla prossima!

Elisa

30 novembre 2022

Lungo la Via Emilia: Modena e Reggio nell'Emilia

Dopo essersi stati nella bella Parma visitiamo Modena e Reggio. Ecco il breve resoconto.

Modena 

Modena fu capitale del Ducato di Modena e Reggio sotto il dominio degli Este ed è celebre nel mondo per tante cose: Ferrari, Pavarotti, buon cibo, l'aceto balsamico e molto altro.

Probabilmente, la punta di diamante del patrimonio artistico è il Duomo dichiarato Patrimonio dell'umanità con l'annessa torre campanaria conosciuta con il nome di Ghirlandina. 
Ma, come buona parte delle città italiane l'elenco delle cose da visitare è lungo: dalla Galleria estense all'ex palazzo ducale attualmente sede dell'Accademia militare.

Noi abbiamo visto il Duomo che lascia a bocca aperta e a ragione rientra patrimonio dell'umanità.
Capolavoro del romanico con qualche innesto gotico crea un senso di maestosità e di elevazione verso Dio senza le sovrastrutture del barocco. 
Per una mia colpevole e inspiegabile pigrizia, non siamo saliti sulla Ghirlandina che la visibilità era quella tipica di una giornata autunnale (del 2021....), col senno di poi mi spiace non aver fatto la salita: è la scusa per tornarci!

Per appassionati di quadri e musei non può mancare la visita alla Galleria Estense che, secondo Wikipedia: 
"è forse il maggiore tesoro portato dai duchi d'Este tanto che alla grande collezione fece ricorso il duca Francesco II che nel 1749 sanò il dissestato bilancio vendendo al re di Polonia i cento quadri stimati più importanti" 
nonostante queste uscite si possono trovare opere di Tintoretto, Veronese, Guido Reni, Correggio tra qui altri e il piccolo gioiellino rappresentato dal trittico di El Greco e opere di Bernini e di Velazquez...così per dire due nomi che si trovano in tutti i libri di storia dell'arte.

Dopo un ottimo pranzo, che non si vive di sola cultura, siamo andati a vedere il Museo della Figurina dove in pannelli scorrevoli divertenti da spostare viene raccontata l'evoluzione della figurina intesa, non solo come i noti albi di figurine della Panini, ma anche come strumento di pubblicità e di propaganda. Veramente curioso ed interessante.

Ovviamente è bello passeggiare per vie, vicoli, portici alla scoperta di scorci inattesi.

Reggio Emilia

Nel nostro soggiorno emiliano la base è stata a Reggio Emilia che si sviluppa attorno alla vivace Piazza Prampolini su cui si affaccia il Duomo.


Punto di incontro è anche la vicina Piazza Martiri del 7 Luglio 1960, che commemora 5 operai reggiani che furono uccisi dalle forze dell'ordine durante una manifestazione, che continua in un ampio spazio armonico in Piazza della Vittoria arricchita da una fontana "luminosa".


Reggio è anche conosciuta come "città del tricolore" perché qui, il 7 gennaio 1797 la neonata Repubblica Cispadana adottò il tricolore (ancorché con bande orizzontali) come simbolo ufficiale e non come simbolo militare.
Più che visitare Reggio, dato che è stata la base per spostarsi lungo la Via Emilia, l'abbiamo vissuta nei momenti di relax e quello che emerge e rimane nei ricordi è l'atmosfera del sapersi godere la vita con i giusti tempi e i giusti ritmi.

Alla prossima!
elipisto








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