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12 giugno 2019

Cartoline dall'Australia


Ciao a tutti!

è da un bel po' che sono tornata, ma sarà che si prospetta un'estate lavorativa (ovviamente), sarà che si è trattato di un viaggio importante, 
ma la mente torna spesso all'Australia.

In fase di progettazione del viaggio, non potevo non inserire tre posti iconici che rappresentano il continente australiano in tutto il mondo: 
Uluru, i Dodici Apostoli e l'Opera House di Sydney.

Ci sono quei luoghi che sono ormai talmente conosciuti tramite riproduzioni, pubblicità, fotografie, Instagram che sembra di averli visti da sempre e si potrebbe pensare che dal vero non siano sufficientemente "belli" o emozionanti o, più semplicemente, nuovi. 
Invece no!

Andiamo con ordine.

Uluru 

Simbolo del Red Centre e della cultura aborigena sorge a quasi 4 ore di volo da Brisbane, nel bel mezzo del deserto rosso, quel rosso altro simbolo australiano. 
Per arrivare al piccolo aeroporto, ancora chiamato Ayers Rock, si sorvola quasi la metà del continente che, progressivamente, diventa sempre più rosso, solcato da lievi increspature, da segni lasciati dall'acqua; saranno le linee dei canti narrate da Chatwin e seguite dalle popolazioni aborigene per i loro nomadismi? 
Man mano che ci si avvicina e l'aereo perde progressivamente quota si aguzzano gli occhi per scorgere lui: il monolite simbolo. 
Non mi sto a ripetere dicendo che è tutto rosso, rossastro, molto rosso.

Uluru sorge isolato nel mezzo della pianura arida ed è un vero punto di riferimento. 
Si erge per 350 metri sulla linea dell'orizzonte, ma ha una profondità di 7 Km! 
Il suo essere "pezzo unico" non lo rende uniforme, ma l'arenaria di cui è composto accoglie e riflette i raggi del sole in un continuo cangiare di sfumature e di forme. 
Al sorgere del sole la roccia sembra gonfiarsi come una spugna quando viene immersa nell'acqua; 
parallelamente, al calare del sole Uluru sembra sgonfiarsi e rimpicciolirsi su se stesso pronto per espandersi al successivo raggio di sole.

I 12 Apostoli 



Passando dal clima arido a quello oceanico, dall'arenaria al calcare, si incontra un altro simbolo della possente natura australiana. 
I pinnacoli dei 12 Apostoli sono di fianco alla Great Ocean Road.
In realtà non sono 12, non sono mai stati 12! 
Probabilmente, si è ritenuto che il riferimento biblico fosse un nome più accattivante del vecchio "La scrofa e i maialini" (The Sow and the Piglets).
Al tramonto frotte di turisti si accalcano per immortalare le lunghe ombre del calare del giorno e vedere i pinguini rientrare nelle loro tane.

Noi abbiamo scelto, o meglio il luogo del pernottamento a Lavers Hills ha fatto sì che ci andassimo all'alba. 
E, sebbene il tempo non sia stato dalla nostra, abbiamo assaporato un momento di pace.
Nessuno a sgomitare per essere in prima fila, 
nessun schiamazzo a rompere la magia del momento. 
Si era tutti in silenzio ad assaporare il luogo e il momento, 
immersi nell'ascolto del frangersi delle onde e del vento,
 musica che non entra in nessuna fotografia.
Le immagini viste tante volte non rendono l'idea, sono un particolare rispetto al tutto e si rimane incatenati dal panorama. 


Tutto quel pezzo di costa è ricco di spuntoni, archi, scogli e vale la pena fermarsi ad ogni angolo a scattare centinaia di fotografie e leggere i cartelli informativi per conoscere leggende, storie tragiche di naufragi e sopravvissuti, di turisti sorpresi dal crollo di un arco..

Sydney Opera House


Infine, si vola in città: Sydney è una scelta abbastanza obbligata visto che da lì partiva il lungo volo di rientro.
Nei miei archivi c'è una quantità imbarazzante di foto della celeberrima Opera House che domina la baia: l'ho fotografata dal basso, dall'acqua, dal ponte, di fianco...cercando ogni volta di cattura l'anima di questa meraviglia architettonica senza riuscirci. 
Però sono riuscita a trattenermi dal fotografare le 1.056.006 ceramiche che formano la copertura dei tre edifici. 

Dalle immagine viste non pensavo che la presenza fosse così imponente, né che fosse così presente: spesso e volentieri si ritorna qua e la costruzione entra prepotentemente nel campo visivo.

Quando le aspettative sono elevate il rischio di rimanere delusi è dietro l'angolo, 
ma questi luoghi lasciano a bocca aperta. 
Le foto difficilmente riescono ad inserire la meraviglia naturalistica o architettonica nella   vastità del paesaggio e si perdono i collegamenti con l'ambiente circostante. 
Le immagini famose, nella loro "serialità", non riescono a trasmettere l'essenza del luogo fatta di colori, rumori, suoni, odori. 
In pratica bisogna fare come San Tommaso e andare a vedere di persona! 
E se non si riesce si continua a sognare guardando le foto delle riviste, di Instagram...


Alla prossima!
elipisto

26 aprile 2019

Gli animali di Kangaroo Island

Ciao a tutti!
Perché siamo andati a Kangaroo Island? 
Beh, con un nome simile non potevo lasciarmela scappare.
Saremo riusciti a vedere i canguri?
Innanzitutto koala! 
Tanti koala! 
I primi li abbiamo visti sull'eucalipto dall'altra parte della strada rispetto al nostro adorabile Ficifolia Lodge (assolutamente consigliato!) a Parndana
Erano solo una piccola anticipazione di quelli che avremmo visto il giorno successivo nel Flinders Chase National Park che copre la punta occidentale dell'isola. 
Appena parcheggiata l'auto, guardandosi un po' intorno, si possono vedere dei batuffoloni di pelo aggrappati agli alberi, tendenzialmente impegnati a mangiare oppure a dormire. 
Dopo il visitor centre iniziano alcune passeggiate, tra cui il facile Heritage Trail, e ci si imbatte presto in una colonia (si dirà così...boh!) di koala e si passa molto, molto, molto tempo con il naso in aria e la macchina foto pronta a scattare.











E' ancora più facile vederli all'Hanson Bay Wildlife Sanctuary dove, complice il vento furibondo e il caldo allucinante, i koala preferivano stare sui rami più bassi. 
Qua non c'è la benché minima difficoltà ad scorgere i pelosi animaletti. 
Sono veramente buffi! 
Non sono di certo gli animali più intelligenti del mondo, ma sarà l'andatura un po' impacciata, sarà il pelo "morbidoso", ma sono diventati il mio nuovo animale preferito innamorandomi perdutamente dei ciuffi sulle orecchie!

Non mancano le colonie di otarie 
(promemoria per la sottoscritta:i leoni marini fanno parte della specie delle otarie e, a differenza delle foche, hanno delle micro orecchie esterne)
A Kangaroo Island si possono vedere colonie di questi simpatici mammiferi marini al 
Seal Bay Conservation Park e all'Admirals Arch che sono posti di una bellezza naturalistica da lasciare senza fiato.

Gli animali si trovano appena al di là dei mancorrenti che delimitano i percorsi riservati ai turisti; a Seal Bay ci si può avvicinare ulteriormente partecipando a gruppi accompagnati dalle guide del parco. 
Il tempo sembra fermarsi mentre si sta in osservazione di questi mammiferi che passano quasi senza soluzione di continuità da esibizioni di possanza a periodi di apparente letargia, d'altronde si devono riprendere dalle fatiche legate ai lunghi periodi (fino a 3 giorni) trascorsi in mare.





Abbiamo visto il varano di Rosenberg e la anatre di Cape Barren,
abbiamo scoperto che l'ornitorinco durante l'estate va in una specie di letargo, che ci sono le aquile, che il miele viene prodotto dalle api liguri e che vicino all'imbarcadero c'è una colonia di pinguini a rischio di estinzione.






Già, ma i canguri? 
Ce lo stavamo chiedendo anche noi che di canguri ne avevamo visti pochi e di sfuggita.
Ritornando da Stokes Bay Beach ne abbiamo scoperto il motivo: i canguri, soprattutto, durante le giornate calde, escono a pascolare all'alba o verso l'imbrunire e trascorrono il resto della giornata all'ombra dei cespugli fuori dalla vista e abbiamo avuto la prova che Kangaroo Island è piena di canguri!





Su Kangaroo Island si possono fare diverse attività, noi abbiamo deciso di immergerci nella natura e abbiamo fatto benissimo!
Parndana non è sicuramente in cima alle destinazioni turistiche ma si è rivelata la miglior scelta per essere il più vicino possibile ai diversi siti che abbiamo visitato.


Alla prossima!
elipisto


17 marzo 2019

Alla scoperta delle Blue Mountains

Ciao a tutti!

A 2 ore di treno da Sydney, ancor di meno in auto, si è catapultati in mezzo al verde in un bellissimo sito Unesco: 
le Blue Mountains.

Immaginate di arrivare in un posto nuovo, di cui avete solo qualche vaga notizia, e fino all'ultimo la bellezza del luogo non si svela davanti ai vostri occhi. 
Con le Blue Mountains succede così.

Katoomba - il principale paese del parco - si trova in posizione elevata a circa un paio di kilometri rispetto alla tappa obbligatoria del "Three Sisters Lookout",
man mano che ci si avvicina il sipario lentamente si apre sul panorama che si espande tutto attorno, fin quasi sotto ai piedi.
Ebbene sì, il punto panoramico si trova sul ciglio della scarpata che è una delle caratteristiche delle Blue Moutains: una catena montuosa formata da una parte di rocce erose che si erge al di sopra di vallate ricche di eucalipti e alberi di felci.


Le mie parole non sono assolutamente in grado di esprimere il senso di meraviglia che si ha di fronte a tale spettacolo e, probabilmente, neanche le foto riescono a cogliere l'ampiezza del panorama. 
Ci si sente piccoli e spersi, ma fortunati a poter essere qui.


Le Blue Mountains, per fortuna, non sono unicamente le Three Sisters. 

Ci sono diversi modi per esplorare questa bellissima zona ricca di cascate, foreste, grotte.
Noi abbiamo optato per una bella e facile escursione percorrendo parzialmente il sentiero denominato 
Prince Henry Cliff Walk 
che parte dal visitor centre. 
Il meteo non è stato certo dei migliori e per tutto il tempo siamo rimasti avvolti dalle nuvole in cui, a malapena, si vedevano le cime degli alberi sopra le nostre teste. 
Sarà stata la tranquillità o l'atmosfera surreale di camminare senza riferimenti, 
ma mi sono goduta ogni singolo istante.


















Il giorno successivo il sole è tornato a splendere e la visibilità è passata da un livello "cippa lippa" ad un livello "wow".
Non c'era neanche una nuvola ad offuscare il sole e abbiamo goduto appieno dei panorami offerti dal sistema di funivie e del trenino dello Scenic World.

Si tratta di un modo intelligente di riutilizzare "le infrastrutture" utilizzate dai minatori per spostare il carbone estratto. 
A bordo di moderni "vagoncini" si percorre una ripida galleria scavata nella nuda roccia (pendenza di circa 52%) arrivando nel bel mezzo della foresta temperata ricca di eucalipti, felci, alberi altissimi che si può scoprire seguendo un facile percorso ad anello su diverse passerelle create per non rovinare il fragile  ecosistema, ricordiamoci che siamo all'interno di un sito Unesco.

Si risale con una funivia uscendo dalla foresta fino araggiungere nuovamente il punto di partenza. Da qui si è pronti per salire sullo Scenic Skyway: un'altra funivia che attraversa una rientranza della parete rocciosa letteralmente appesi nel vuoto! 
Inoltre, per rendere l'esperienza ancora più adrenalinica (il tutto in assoluta sicurezza) parte del fondo della cabina è trasparente e lo sguardo spazia in ogni direzione.


Lo Scenic Word è la classica attrazione turistica, ma il biglietto vale per tutta la giornata e per un numero illimitato di corse per cui si può scorazzare tranquillamente.
Il mio consiglio è di giocare d'anticipo e scendere nella foresta con il primo trenino per poter godere dell'ambiente e dei suoni anticipando l'arrivo delle orde dei turisti.


Ci sono altre cose da vedere alle Blue Mountains e non ci si stufa di sprofondare nell'orizzonte ma, ahimé, il tempo a nostra disposizione è terminato e dobbiamo prendere il treno per tornare a Sydney.





Alla prossima!
elipisto

17 febbraio 2019

Un viaggio Down Under

Ciao a tutti!
sono tornata da un viaggio e che viaggio! 
Più di tre settimane Down Under!
Con la scusa di andare al matrimonio di una cara amica, cui non potevo dire di no: ero la testimone di nozze, ho anticipato a Gennaio le vacanze, nientepopodimeno che dall'altra parte del mondo in Australia.

Ma come organizzare un viaggio in un paese che è più grande dell'l'Europa? 
Beh, bisogna mettersi in testa che per quanto si corra non si potrà mai visitare tutto. 
Dopo questa doverosa premessa si tratta "solo" di fissare le tappe o segmenti del viaggio. 
Facile, no? 
Insomma...

La prima tappa è obbligata: Brisbane dove si è tenuto il matrimonio, ma poi? 
Visitare il Queensland oppure andare di qua e di là.
Leggendo sulla guida, l'estate non sembrerebbe essere la stagione ideale per visitare il Queensland con il suo clima sub tropicale che cozza con la mia predilezione per il fresco, meglio andare andare a sud a trovare un clima migliore (non è andata proprio così, ma il clima è impazzito).







Prima di dirigersi a meridione c'è un'altra tappa obbligata nonostante non sia decisamente la stagione adatta dato che si trova nel bel mezzo dell'Australia:
e tutte le aspettative sono state ampiamente superate.

Dopo la puntata nel Red Centre percorriamo la Great Ocean Road
una delle strade panoramiche più famose al mondo che ha il suo culmine nella vista sui celebri 12 Apostoli! 
Et voilà il terzo segmento della nostra avventura.


Altri simboli australiani per eccellenza sono i canguri e i koala, complice il nome e qualche immagine su Instagram, la quarta destinazione è Kangaroo Island dove ci siamo immersi nella natura e abbiamo visto tanti animali.




Purtroppo, è ora di riconsegnare la macchina e prendere un volo aereo per Sydney per rientrare nella vecchia Europa, ma la vacanza non è ancora finita e c'è ancora tempo per raggiungere in treno le vicine Blue Mountains e lasciarci meravigliare dal paesaggio che ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta.



Le tappe fondamentali sono fissate, si tratta solo di unire i puntini e l'itinerario è fatto!




Mentre mi industriavo a inserire i punti sulla mappa mi sembrava di aver fatto un sacco di cose, poi ho rimpiccolito la mappa e i kilometri percorsi (quasi 2.200 in una settimana) e i voli presi sono un nonnulla.

E' stato un viaggio intenso, con alcune levatacce per ammirare l'alba o prendere dei voli aerei, ma con spazi di riposo, utili per sfuggire alle punte di caldo estremo in cui ci siamo imbattuti: 
i 43-45° di Parndana (il doppio delle temperature usuali per la zona) non li dimenticherò facilmente!

Abbiamo visto un sacco di animali, ma nessuno di quelli pericolosi per cui l'Australia è famosa, tranne un serpente a Yulara a cui, però, non ho chiesto se fosse velenoso o meno. 

I paesaggi lasciano a bocca aperta,
un paio di volte ho fatto fatica ad allontanarmi, vuoi per la bellezza intrinseca del luogo, vuoi per il momento in cui l'ho vissuto.

Mi è difficile dire quale sia stato il posto più bello visitato: 
"l'alba non alba" (troppo nuvoloso) ai 12 Apostoli in cui saremmo stati una quindicina e i vicini Gibson Steps in cui eravamo soli; 
l'aprirsi delle cortine sulle Blue Mountains dal lookout, 
senza dimenticare il Motel di Meningie con vista sul lago Albert.
Ma ce ne sono molti altri!


Sono tornata fisicamente da due settimane, ma mentalmente ci impiegherò un po' a rientrare, la mente divaga spesso e i ricordi spuntano all'improvviso a sottolineare l'intensità di un viaggio simile.

Se per caso esiste l'equivalente della "saudade" per l'Australia, io ce l'ho!

Alla prossima!
elipisto

Sopra e sotto il comodino - Letture primaverili...ma non troppo

Marzo è arrivato e la primavera bussa alle porte con le gemme che spuntano sui rami, i fiori che ingentiliscono i prati e gli alberi, le ...